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BALANCING THE EMOTIONS

BALANCING THE EMOTIONS

BILANCIARE LE EMOZIONI   - SW. NIRANJANANDA SARASWATI

D.: Hai detto che le pratiche dello Yoga Satyanada portano a bilanciare le emozioni. Dopo diversi anni di pratica yoga alcuni di noi hanno ancora difficoltà a equilibrare le emozioni. Quali pratiche dovremmo fare o quale approccio dovremmo avere?

 

R.: Per iniziare dovremmo capire alcune cose. La maggior parte delle nostre azioni sono dirette dalla nostra testa, dall’intelligenza o buddhi,, mentre le emozioni, o bhavana, le espressioni del cuore non sono realmente comprese. Cosa è un’emozione?  Se la osserviamo, vediamo che la seconda parte della parola è “motion” movimento. Quando usiamo la parola “emotion” questa significa movimento del sé psichico sottile. Il sé intellettuale è nella testa, il sé psichico è nel cuore. Le tradizioni hanno trattato l’argomento dicendo che l’anima risiede nel cuore. Non dovremmo interpretare questo letteralmente, che l’anima risiede letteralmente nel centro del cuore, ma dovremmo cercare di capire che per anima si intende la natura psichica, la natura spirituale e che l’esperienza e l’espressione dello spirito avviene attraverso il cuore. Per questo tutte le tradizioni nel passato hanno enfatizzato la necessità di nutrire, sviluppare ed espandere i sentimenti di amore e compassione e tutte le qualità positive che provengono dal cuore.

 

ARMONIZZARE LA NATURA GROSSOLANA E QUELLA SOTTILE.

Così, emozione è il movimento, il dinamismo della personalità psichica sottile. Questa emozione non è quello che sperimentiamo in forma di rabbia o passione, o frustrazione, non è neppure quello che sperimentiamo in forma di amore o compassione. Piuttosto rappresenta uno stato di armonia tra la natura grossolana e quella sottile, quella è reale emozione. Quello che noi esprimiamo nella nostra vita è solo una reazione che avviene tra i nostri sentimenti e i loro collegamenti con la mente. Per esempio, perché vi arrabbiate? È causa di un collegamento tra l’energia del cuore e l’attuale esperienza della mente, ciò dà avvio alla vostra reazione. La gelosia fa scattare, in modo simile, una reazione. Rabbia, violenza, criminalità, compassione, equanimità, serenità sono tutte espressioni di un processo di interazione che ha luogo tra testa e cuore. Tuttavia possiamo utilizzare queste espressioni per avvicinarci a uno stato di equilibrio in noi stessi, attraverso l’osservazione, l’analisi e la comprensione di dove stiamo sbagliando. Neppure l’eliminazione della rabbia o la scoperta della compassione e dell’amore sono la risposta alla ricerca di questo equilibrio o armonia tra la natura grossolana manifesta e la natura psichica sottile che giace addormentata. Gli esseri umani sono per natura estroversi, poiché si identificano con i sensi e l’ambiente esterno. Siamo stati a guardare fuori così tanto che abbiamo dimenticato di guardare all’interno. Abbiamo perso il contatto, la consapevolezza, la qualità dell’osservazione, che possono aiutarci a trovare l’equilibrio tra il sé grossolano e il sé sottile. Quindi la nostra esperienza dell’interazione tra cuore e testa è sempre e solo una reazione. Reagiamo e crediamo che la reazione sia un’espressione della nostra emozione- ma lo yoga dice no! Il termine yoga per emozione è bhavana, che è differente da passione, kamana e da ossessione mentale, vasana. Qui stiamo parlando di bhavana, dove c’è armonia tra testa e cuore. Al fine di risvegliare bhavana, la vera emozione, la prima condizione è che dobbiamo smettere di reagire. Quando reagite, l’intelligenza si offusca, la capacità di discriminazione, viveka, non esiste più e la pace personale è perduta. Anche in amore c’è un’espressione condizionata della mente, perché nell’amore c’è sempre un’aspettativa, sempre passione e desiderio – e anche queste sono reazioni. Così lo yoga dice: smettete di reagire. Ma questa interruzione della reazione, non vuol dire isolarsi da quello che accade intorno a voi; quindi lo yoga dice anche: siate coinvolti. Questo è un coinvolgimento, ma senza reazione; si tratta di un coinvolgimento che fluisce e quindi non fate esperienza di conflitto – il fluire è passivo e il conflitto è reazione. Questo è lo stadio a cui dobbiamo giungere al fine di sperimentare l’armonia tra il grossolano e il sottile.

SADHANA: REGOLARITA’, CONTINUITA’ E CONVINZIONE

Ora il concetto di sadhana deve essere compreso nella giusta prospettiva. La nostra mente è una mente scimmia. Ma ancora di più, solo immaginate una scimmia che non può stare ferma, e se quella scimmia si ubriacasse cosa potrebbe accadere? E se quella scimmia ubriaca venisse punta da uno scorpione come finirebbe? La nostra mente è come una scimmia ubriaca punta da uno scorpione, non è neppure solamente una mente scimmia. Siamo intossicati dalle nostre passioni, dai nostri desideri, dalle nostre aspettative, le nostre preferenze e le nostre avversioni. E siamo punti dallo scorpione della vita che condiziona la nostra natura a identificarsi con una certa dimensione della realtà e a sperimentare solo quella e a sperimentare solo quella, e a ignorare quelle altre dimensioni più sottili in cui non siamo in grado di identificarci con la logica o la coscienza. Così la nostra visuale diventa molto ristretta. Con questa visuale limitata cominciamo a credere di aver espanso la consapevolezza, di aver espanso la nostra coscienza, di aver raggiunto la libertà – ma in realtà quello è un auto-inganno. Al fine di superare questa auto-illusine, ecco dove la sadhana arriva nella pratica della meditazione. Sadhana deve essere capita correttamente. Ho incontrato migliaia di persone che dicono: “Ho praticato la meditazione per così tanti anni e ancora sento che non sono progredito – non mi sono evoluto, sono ancora allo stesso punto. Io chiedo una cosa: “Sei regolare nella tua meditazione?” Alcuni dicono sì, altri no. Allora chiedo: “Segui un tipo di meditazione fino alla fine o no?” Allora mi rispondono, no, un giorno fanno questa pratica perché sentono che è giusta per quel giorno, un altro giorno fanno qualcos’altro perché va bene per quel giorno. Questa è la natura del “flirtare” della mente. C’è un sutra negli Yoga Sutra di Patanjali che enfatizza il concetto che sadhana deve essere regolare, continuo e che dovete avere fede nel processo; queste sono le tre cose: regolarità, continuità e la componente della fede. Negli Yoga Sutra troviamo anche degli stadi molto precisi: dharana e dhyana. Ogni stadio e ogni pratica ha un fine. In pratyahara, per esempio, prendete antar mouna, l’osservazione dei pensieri. Dovete completare il processo e raggiungere lo stadio in cui siete in grado di controllare i vostri pensieri prima di procedere allo stadio successivo. Dovreste essere capaci di canalizzare i vostri pensieri, di guidare i vostri pensieri, di dirigere ed esprimere i vostri pensieri prima di passare da antar mouna a un’altra pratica. Se, quando cercate di conoscere una pratica, lo fate solo per una settimana e poiché la trovate troppo impegnativa, allora la lasciate e passate a qualcos’altro, che provate per un’altra settimana; e poi sentite che quella non è adatta alla vostra natura e provate qualcos’altro ancora, allora state semplicemente sfiorando la superficie, non vi state immergendo in profondità nell’oceano della coscienza. Nonostante tutte le linee guida e le istruzioni, le tecniche e le pratiche, qui è dove falliamo. Non siamo in grado di capire il fine di ogni pratica di yoga. Valutiamo ogni cosa secondo la nostra natura condizionata. Questo è quello di cui ho bisogno, questo è quello che voglio. Ma come può questa mente, questa mente non trascendentale conoscere ciò che è richiesto al fine di sperimentare qualcosa che è trascendentale? Come può un bambino che sta imparando a leggere e a scrivere capire i concetti della fisica nucleare? Per quel che concerne la nostra vita spirituale e yoga noi siamo nello stadio dell’infanzia. Noi siamo ispirati, senza dubbio, dai concetti, dalle idee e teorie, che siano riguardo i chakra o la kundalini o i kriya, o la consapevolezza o il prana o la vitalità o i kosha, o questo o quello. Noi dobbiamo essere ispirati, noi dobbiamo essere motivati, ma il nostro approccio deve iniziare dai passi fondamentali.

ALLINEAMENTO DI TESTA E CUORE

In questa epoca di supermercati lo yoga non può essere un prodotto che trovate al supermercato. Deve essere un prodotto che noi coltiviamo nel campo della nostra vita secondo le nostre abilità. Questa emozione, o bhavana, è in definitiva un processo che ci può portare a scoprire l’armonia di tutte le qualità umane. Quando c’è allineamento tra testa e cuore l’espressione diventa diversa. Quando non c’è allineamento, non c’è armonia tra testa e cuore, le nostre azioni non hanno uno scopo. Così quello che le tradizioni yogiche dicono è che dovete seguire un percorso e andare dritti alla fine della strada. Quando raggiungerete la fine della strada vedrete un incrocio, forse un cartello stradale e allora prenderete un’altra strada. Le vere tradizioni yogiche sono molto ferme in questa convinzione: che non c’è modo di evitare, di saltare oltre gli istinti basilari che costituiscono la natura di base della vita. Dovete passare attraverso essi, dovete risvegliarli, dovete sperimentarli, canalizzarli e armonizzarli. Dovete fare tutto ciò che è necessario. Questa comprensione della sadhana è molto importante: regolarità, continuità e convinzione. Quindi cerchiamo di divenire regolari, cerchiamo di avere quella intima convinzione che sa che dietro ogni nuvola scura c’è un sole splendente. Lavoriamo su quello prima di tentare di indulgere in concetti che sono oltre la nostra portata. Cerchiamo di capire in quale classe siamo al presente e non contiamo gli anni della nostra pratica. Allora possiamo essere aperti alla ricettività, alla chiarezza e alla comprensione della nostra mente e della nostra natura. Questo è molto importante. 


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